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«Pronti a confrontarci sulle sfide del nostro tempo
camminando insieme come Chiesa»
L'intervento dell'Arcivescovo all'apertura del Sinodo "Chiesa dalle genti"


Noi siamo il popolo di Dio, lieto della sua vocazione, consapevole della dignità di ogni uomo e di ogni donna: tutti figli per grazia! Sappiamo di essere convocati da ogni parte della terra per essere l’unica santa Chiesa di Dio, umilmente fieri del nostro patrimonio inestimabile: siamo la Chiesa dei santi Ambrogio e Carlo, la Chiesa Ambrosiana! Viviamo nel tempo come pellegrini: non abbiamo qui una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura. Preghiamo ogni giorno: “venga il tuo regno”.

Accogliamo l’invito di uno dei sette angeli dell’apocalisse: vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello (Apc 21,9) e impariamo a sollevare lo sguardo per contemplare la città santa, la Gerusalemme che scende dal cielo!
Condotti da queste parole, attratti da queste visioni, fiduciosi nelle promesse del Signore, custodendo il tesoro inestimabile della speranza, viviamo con lieta e operosa disponibilità l’obbedienza della fede: chiediamo allo Spirito di illuminare i nostri passi, perché senza di lui non possiamo fare niente, neppure sapere dove andare. Il Sinodo, che vogliamo celebrare in questa forma minore, non è un insieme di riunioni per concludere con un documento che accontenti un po’ tutti. E’ invece un modo di vivere il nostro pellegrinaggio con la responsabilità di prendere la direzione suggerita dallo Spirito di Dio perché la nostra comunità cristiana possa convertirsi per essere la “tenda di Dio con gli uomini, la sposa adorna per il suo sposo”.

La docilità allo Spirito è disponibilità alla conversione: la conformazione al Signore Gesù e alla volontà del Padre non dà mai ragione a nessuno, non è mai conferma rassicurante. È sempre invito, chiamata, attrattiva e spinta per un oltre inesplorato. Tutti siamo in cammino, tutti dobbiamo convertirci, anche se queste parole e queste urgenze ci possono mettere di malumore invece che contagiare di entusiasmo. Lo Spirito consolatore abita in tutti, perché non ci lasciamo cadere le braccia: non siamo una casa di accoglienza ben organizzata che concede generosa ospitalità ai passanti, siamo un popolo in cammino, una casa in costruzione, una fraterna convivenza che vive un tempo di transizione che riguarda tutti e tutto. La secolarizzazione e l’emarginazione del pensiero di Dio e della vita eterna, la situazione demografica, l’evoluzione della tecnologia, la problematica occupazionale, la liquidità dei rapporti affettivi, l’interazione tra culture, etnie, tradizioni religiose e tanti altri aspetti contribuiscono a rendere complessa la domanda: come deve essere la nostra Chiesa per essere fedele alla volontà del suo Signore?

Verso le genti che abitano nelle nostre terre i discepoli del Signore continuano ad essere in debito: devono annunciare il Vangelo! Devono mettersi a servizio dell’edificazione della comunità che sia attraente come la città posta sulla cima della montagna. Tutti i discepoli del Signore hanno il compito di essere pietre vive di questo edificio spirituale, tutti! Se parlano altre lingue in modo più sciolto dell’italiano, se celebrano feste e tradizioni più consuete in altri paesi che nelle nostre terre, se amano liturgie più animate e festose di quelle abituali nelle nostre chiese, non per questo possono sottrarsi alla responsabilità di offrire il loro contributo per dare volto alla Chiesa che nasce dalle genti per la potenza dello Spirito Santo.

Ci proponiamo di vivere questo cammino con l’espressione “sinodo”, consapevoli che lo Spirito parla con la voce di tutti e che il convergere nella comunione ecclesiale è il desiderio del medesimo Spirito che distribuisce i suoi doni a ciascuno per l’utilità comune. Il “metodo sinodale” vorrebbe essere uno stile abituale per ogni momento di Chiesa, sfidando la tendenza all’inerzia,
l’inclinazione allo scetticismo, la comoda scelta della passività di alcuni, la tentazione dell’autoritarismo di altri. Noi, continuando la storia scritta dai nostri padri, vogliamo affermare con la loro stessa fierezza: siamo pronti a confrontarci con le sfide del nostro tempo! Siamo persuasi che possiamo sperimentare la forza dello stare insieme, del camminare insieme, nella docilità all’intenzione di Dio che si è compiuta nella Pasqua di Gesù. Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me (Gv 12,32). Ci proponiamo di imparare a riconoscere dentro la storia le tracce di questo amore che ci attrae in un modo inatteso e universale, riunificandoci in un popolo, donandoci pace. Abbiamo desiderio di imparare ad ascoltare, ad ascoltarci, per discernere, per riuscire a percepire quanto sia reale e feconda la presenza dentro la storia del Dio di Gesù Cristo, superando lo smarrimento provocato dalle troppe parole, dagli stimoli disordinati, dai messaggi che saturano i nostri ambienti e ci stordiscono nella confusione.

Intraprendiamo questo cammino con la persuasione che noi per primi, le nostre istituzioni e le nostre strutture, tutto quello che facciamo, tutto quello che siamo deve essere purificato dalla visione di Chiesa che l’angelo ci ispira. È a questo visione che ci vogliamo ispirare, perché si rinnovi la giovinezza e la freschezza, la bellezza e l’attrattiva di questa Chiesa dalle genti.

Tutti i battezzati nella Chiesa cattolica, ma anche i battezzati in altre Chiese e comunità cristiane, tutti sono chiamati a partecipare alla consultazione sinodale con spirito di fede. Per il discernimento ecclesiale tutti gli uomini e le donne di buona volontà hanno il loro contributo da offrire secondo le modalità che sono state indicate e secondo le modalità che con il tempo si riveleranno opportune e praticabili perché il Vescovo possa esercitare il suo compito con sapienza e prudenza, con lungimiranza e coraggio, con umiltà e rispetto.

Oggetto dell’esercizio di ascolto e discernimento sinodale sarà, come annunciato nel Decreto di indizione, la riscrittura del cap 14 del Sinodo Diocesano 47° (“Pastorale degli esteri”). Sono convinto che questo lavoro di revisione delle modalità con cui la nostra Chiesa si configura, riconoscendo di essere “Chiesa dalle genti”, arricchita dalla presenza di tutti i cattolici, sarà un esercizio per maturare nella fede, nell’amore fraterno, nella carità, nella testimonianza.
Abbiamo le nostre paure e le nostre esitazioni. Le prospettive sono vaghe e incerte, le forze disponibili sembrano talora stanche, le questioni sono evidentemente complicate, le procedure possono logorare l’entusiasmo. Il documento preparatorio che sarà consegnato ai membri dei consigli diocesani sarà la guida per mettere a fuoco le questioni, per comprendere la posta in gioco, per concentrarsi sull’essenziale, per concludere alle poche decisioni corrette e prospettiche, che farò mie perché la Chiesa di Milano sia Chiesa dalle genti.

Il lavoro non sarà facile. Ma noi siamo certi che la potenza dello Spirito si rivelerà presenza amica, abbiamo fiducia che i nostri santi Vescovi e confessori della fede intercedano nella comunione dei santi, siamo autorizzati dalla nostra storia ad affrontare con fierezza e scioltezza le sfide del presente e del futuro. E, soprattutto, noi ci proponiamo di pregare e di pensare, di pregare e di parlare con franchezza, di pregare e di decidere, di pregare e di scrivere, di pregare e di sperare!

www.chiesadimilano.it

 
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