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«Il nostro cammino verso la Pasqua sia serio e lieto, vissuto con un sorriso e un gesto di carità»
Omelia dell'Arcivescovo nella I domenica di Quaresima



Fratello, sorella, dove corri?

Uomini e donne vanno di fretta, sono presi da una frenesia che li trascina in infiniti appuntamenti, in inesauribili adempimenti. Corrono, corrono. Corrono dal mattino alla sera. Corrono per non perdere l’occasione, corrono per non mancare un incontro, corrono per fare atto di presenza, corrono perché c’è gente che aspetta. Corrono. Ma forse si può oggi trovare un istante per porre la domanda: ma tu, fratello, sorella dove corri?

Forse molti cercano di evitare la domanda: infatti non sanno rispondere se non dicendo di tappe intermedie, di esiti provvisori, corrono, ma come chi è senza meta. L’efficienza impressionante, la fretta abituale, la frenesia che non lascia spazio al pensiero e alla domande nasconde una drammatica inconcludenza finale: in effetti molti sono accompagnati dal pensiero che non c’è una meta, che non si corre in una direzione ma in una specie di gioco esasperante dentro uno spazio senza vie d’uscita, come quelli che stanno in un parcheggio. Come si divertono a giocare! Come si stancano correndo qua e là! Come si esaltano nel vincere e come si arrabbiano nel perdere!

Ma dentro un parcheggio, senza via d’uscita, senza una meta desiderabile che dia ragione per intraprendere il viaggio. Si può forse descrivere così la vita di molti nostri contemporanei. Si può forse descrivere così anche l’impegno delle nostre comunità: indaffarate in molte iniziative, impegnate per molte scadenze, dedite con generosità a replicare quanto sta scritto in calendario da tempo immemorabile, eppure accompagnate da una specie si sospetto, da una tristezza grigia, come di chi constata l’inconcludenza: praticare il pugilato, ma come chi batte l’aria.


Correte anche voi in modo da conquistare il premio!


L’inizio della quaresima impone la domanda e suggerisce la risposta: dove corri, fratello, sorella? I discepoli di Gesù hanno una risposta, se ascoltano l’annuncio degli angeli, i messaggeri di Dio, dai molti nomi. I discepoli rispondono: corro al sepolcro di Gesù, corro verso la Pasqua di Gesù, perché è stata annunciata la sua risurrezione e corro incontro al Risorto per risorgere con lui. La Quaresima è il tempo propizio per rinnovare l’invito: corriamo, ma non come chi è senza meta: siamo attesi per la vita nuova. Come sarà la corsa che porta a conquistare il premio?


Laceratevi il cuore e non le vesti.  Tu gradisci la sincerità nel mio intimo, nel segreto del cuore mi insegni la sapienza.


La lotta che siamo chiamati a combattere per non battere l’aria è quella intima liberazione che si chiama sincerità. Essere gente per bene, vestire l’immagine della penitenza, praticare l’esibizione della generosità non sono i sacrifici che Dio gradisce. Verso l’intima libertà: essere davanti a Dio senza argomentare giustificazioni per le nostre scelte sbagliate, per le nostre fragilità umilianti, per le nostre cattiverie meschine, per la nostra vanità ridicola. L’intima libertà! Date un nome alla vostra maschera per invocare la libertà!


Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Nell’intimità che si apre con sincerità alla sapienza che Dio insegna nel segreto del cuore, risuona la parola che fa vivere. Fa vivere perché comunica vita: la parola di Dio infatti non è un suono che comunica un pensiero, una dottrina, una disciplina. È invece il Verbo, nel quale tutto è stato fatto e che è la vita degli uomini. La parola che risuona nell’intimo come principio di vita nuova, diventa anche messaggio che raggiunge gli altri e li convoca perché si riveli la meta verso la quale vale la pena di correre. Le comunità cristiane sono presenti nel territorio in cui abitano come testimoni di una sapienza che conosce la meta e si rallegra del cammino.  Date un tempo al vostro Dio perché nel segreto del cuore vi insegni la sapienza.


Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, radunate i fanciulli.

Il cammino, la corsa verso la meta, è il cammino di un popolo, non di un eroe solitario. La vocazione è convocazione. Insieme è possibile quello che da soli diventa insostenibile. Radunatevi per meditare la passione del Signore! Il pio esercizio della Via Crucis, parrocchiale, comunitaria, cittadina, zonale nelle settimane di quaresima sia un segno del cammino penitenziale della comunità cristiana e un messaggio, un invito per tutti i fratelli e le sorelle. Forse si regaleranno un momento di sosta per evitare di correre senza meta e si domanderanno: ma dove sto andando? Date un tempo alla preghiera comune perché il popolo in cammino senta crescere il suo vigore: cresce lungo il cammino il suo vigore, per esortarvi a vicenda: “Vieni, corri con noi, fratello, sorella, incontro al Signore Risorto!”

 
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